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18/05/2018. Seminario sul tema "Death Scene Investigation. Il Suicidio e le morti sospette"


Nella giornata del 18 maggio 2018 si è tenuto, presso l’Istituto di Scienze Forensi, il primo Seminario sul tema “Death Scene Investigation. Suicidio e morti sospette”.
Il Seminario è stato organizzato dall’Istituto di Scienze Forensi in collaborazione con l’Università Popolare UNISED, lo European Forensic Institute e l’Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti. Sono intervenuti quali relatori personaggi prestigiosi tra cui il Prof. Massimo Blanco, criminologo forense e presidente dell’Istituto di Scienze Forensi, il Dott. Luca Massaro, medico legale e analista forense, il Dott. Luciano Finotti, psichiatra forense e neurologo, e l’Avv. Patrizia Trapella, avvocato e analista forense.
L’evento ha registrato la partecipazione numerosa di medici, avvocati, operatori di polizia, studenti e semplici cittadini interessati alla tematica, i quali hanno avuto modo di conoscere e approfondire il delicato tema del suicidio da una prospettiva multidisciplinare: medico-legale, psichiatrica e criminologica. Tra i punti trattati vi sono stati il “malessere” sociale di questo fenomeno e l’analisi, basata su dati Istat, relativa alle cause dei decessi e al numero di morti registrate prevalentemente nel triennio 2012-2015. In particolare, è emerso che, attualmente, a livello statistico, il maggior numero di morti per suicidio è di genere maschile. I metodi più utilizzati sono l’impiccagione, la precipitazione e le armi da fuoco. Per quanto riguarda il genere femminile, le tecniche più diffuse risultano l’impiccagione e la precipitazione, seguite dall’annegamento e dall’avvelenamento da farmaci. Inoltre, un’analisi più accurata dei dati ha dimostrato che l’aumento dei suicidi, avvenuto in concomitanza con l’inizio dell’attuale crisi economica, ha riguardato in modo rilevante gli uomini nella fascia di età lavorativa e che in Italia il picco è stato raggiunto nell’anno 2014 con un totale di 201 suicidi per motivi economici. Successivamente è stata trattata la “Death Scene Investigation”, cioè il metodo scientifico-forense sulla base del quale gli operatori specializzati identificano e classificano la tipologia dei decessi. Il protocollo da seguire prevede un preciso ordine delle indagini che pone il suicidio come una possibile opzione insieme alle morti per cause naturali e a quelle accidentali; l’unica conclusione a cui si può giungere per esclusione delle tre precedenti è quella di omicidio. Sono state poi anche analizzate la psicopatologia del suicida e l’autopsia psicologica. Quest’ultima cerca di stabilire la capacità della vittima di concepire, progettare e attuare il suicidio. Si è inoltre visto come nei suicidi intervengano delle caratteristiche costanti come la necessità di fuga da una situazione difficile, la liberazione dalla propria infelicità oppure la ricerca del mezzo per colpire indirettamente una persona così da indurre in essa un profondo senso di colpa.
La psichiatria ha evidenziato che la causa più comune di suicidio sono la perdita di una persona cara per causa di morte o per abbandono sentimentale, oppure la perdita del lavoro. In tutti e tre i casi, l’idea del suicidio persiste finché non viene elaborata e accettata la perdita oppure finché il soggetto del malessere non viene recuperato o sostituito.
Si è infine trattato il fenomeno sotto l’aspetto penale, analizzando in particolare il reato di istigazione al suicidio (ex art. 580 del codice penale) che prevede per il reo la reclusione da 5 a 12 anni se il suicidio si concretizza e da 1 a 5 anni se, dal tentativo, deriva una lesione personale grave o gravissima.

Ortensia Delia
*Riproduzione riservata*
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