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Omicidio della Baronessa di Carini: riaperto il caso

Pubblicato da in Cold Case ·
Tags: BaronessaCariniCarmeloDublo

La vera storia della baronessa di Carini? Uno studio: uccisa per soldi, amore e follia
La scoperta: le nuove teorie di un grafologo che ha indagato con l’aiuto dei Ris. Il giallo della tomba senza nome nella cripta dei Lanza.

In occasione delle «Vie dei tesori», Carmelo Dublo ha confrontato i suoi dati con le nuove tecnologie di indagine del comandante del Ris di Messina, Sergio Schiavone. L’intreccio sembra una fiction. Donna Laura amava Dante, passava ore a leggere accanto alla finestra del castello di Carini. Bellissima, portava con grazia i suoi trent’anni, in un periodo in cui una donna a cinquanta era già vecchia. Donna Laura, otto figli ripudiati dal marito, uccisa dal padre quando fu trovata con l’amante Lodovico Vernagallo, nel letto coniugale.
Ma andò veramente così il delitto d’onore più narrato dai cantori popolari? Al di là della fiction e dei canzonieri, la storia di Laura Lanza intriga ancora: se fosse successa oggi, se ne discuterebbe nel salotto di Bruno Vespa, con tanto di plastici del castello di Carini con la famosa impronta insanguinata. C’è un grafologo che si è talmente intrigato nella storia seicentesca, che ancora oggi ne cerca il bandolo. Che sembrerebbe portare alla cripta dei Lanza, a San Mamiliano, dove una tomba senza nome, ma con una giovane donna in marmo dormiente, potrebbe accogliere le spoglie della bella baronessa. Ieri, per le Vie dei tesori, Carmelo Dublo ha confrontato i suoi dati con le nuove tecnologie di indagine del comandante del Ris di Messina, Sergio Schiavone. Tutto cominciò quattro anni fa quando criminologi e psicologi riaprirono il caso della nobile signora di Carini. Non tornano i tempi, né le distanze, tutto è avvolto in un mistero di carte bollate, archivi di famiglia, lettere al re di Spagna. Una sola cosa è certa: Laura Lanza viene assassinata il 4 dicembre 1563, nel castello di Carini. Chi l’ha uccisa? il padre, don Cesare Lanza, o il marito, il barone Vincenzo La Grua Talamanca? E perché la fecero franca? «Laura, Vincenzo e Lodovico crescono insieme in via Alloro, non deve meravigliare il fatto che Lodovico frequenti casa La Grua – riannoda Carmelo Dublo – Laura è costretta dalla famiglia a sposare Vincenzo a 14 anni, avrà otto figli, ma dopo la sua morte, i sei rimasti saranno disconosciuti, anzi il nonno, Cesare Lanza, li “pagherà” al padre 300 tarì l’uno all’anno. Le femmine verranno poi fatte sposare e Lanza incamererà la dote. Il primogenito, Pietro, invece morirà a 13 anni, pochi mesi prima del “fattaccio”. E forse fu proprio la morte dell’erede a far piombare Vincenzo nella follia». Tale da uccidere la moglie? Forse, fatto sta che le cronache vogliono che i due amanti siano stati chiusi in una stanza per otto ore dal padre di lei, in attesa del marito: al suo arrivo, donna Laura sarebbe caduta per mano del padre (così la sua dote non doveva essere restituita) e Lodovico, del marito cornuto (quindi, per la lex Julia, non colpevole). Carte e atti raccontano poi che don Cesare Lanza sarebbe stato costretto alla latitanza, fino a quando non viene graziato dal re di Spagna… Insomma, sembra più un fattaccio di beni, scambi e follia, più che un delitto d’onore. «Oggi avremmo scoperto tutto in fretta, tra telecamere, luminol e celle telefoniche – sorride Sergio Schiavone – anche se io sono ancora convinto che il “delitto perfetto” esiste». Eccome.

Fonte: http://www.lamescolanza.com/la-vera-storia-della-baronessa-di-carini-uno-studio-uccisa-per-soldi-amore-e-follia-310/


I Ris e un grafologo riaprono il caso della Baronessa di Carini
Forse anche quello della baronessa di Carini, uccisa nel 1563 nel castello di Carini, è un “cold-case”. Il suo è stato etichettato come un delitto d’onore, commesso d’impeto dal padre Cesare Lanza per vendicare un presunto tradimento da parte di Ludovico Vernagallo. Ma la verità potrebbe essere un’altra. A quattrocento anni di distanza dal delitto, il grafologo del Tribunale di Palermo, Carmelo Dublo, cerca di decodificare le antiche carte, alla ricerca di nuovi indizi. Se n’è parlato alla chiesa di San Mamiliano a Palermo, nel corso de “Le vie dei tesori”, il festival della conoscenza organizzato dall’Università di Palermo  e giunto alla nona edizione. Con lui il comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Messina dei carabinieri, il tenente colonnello Sergio schiavone che spiega le tecniche investigative di oggi che potrebbero anche spiegare i misteri di ieri. Tutto nella chiesa in cui è la cripta della famiglia Lanza, con una sepoltura senza nome, che potrebbe contenere proprio le spoglie della baronessa uccisa (di Mario Pintagro).

Fonte: http://video.repubblica.it/edizione/palermo/i-ris-e-un-grafologo-riaprono-il-caso-della-baronessa-di-carini/180067/178854


Baronessa di Carini, il mistero dell’omicidio svelato dopo 500 anni
La verità sul delitto dal sarcofago ritrovato a Palermo. Nel 1563 il padre si accusò: era a letto con l’amante, l’ho uccisa.
A vederla così, la giovane nobil donna con la testa reclinata sul cuscino, viene da pensare che davvero sia questa la tessera mancante del puzzle, il segreto nascosto per quasi 500 anni. Che la fanciulla scolpita nel marmo del sarcofago della chiesa di San Mamiliano – nel centro storico di Palermo – sia proprio lei, Laura Lanza, la baronessa di Carini uccisa nel 1563 in quello che è passato alla storia come il più clamoroso dei delitti d’onore. E che quindi questa sia la sua tomba, cercata per secoli e mai finora trovata, neanche dalla squadra di cercatori di fantasmi “Ghpa” che da tempo registra voci e apparizioni. A queste conclusioni è arrivato un gruppo di studiosi (criminologi, grafologi, psicologi), che ha indagato per 4 anni tra archivi e chiese da Carini a Madrid. «L’ho sempre immaginato – dice il parroco, padre Giuseppe Bucaro -. Questa è la cripta della sua famiglia, qui sono seppelliti il nonno Blasco Lanza, la seconda moglie del padre Castellana
Centelles, e probabilmente anche il padre Cesare Lanza che la uccise o, m e g l i o, c h e s i autoaccusò del delitto». La storia è nota, rilanciata poi da due fortunati sceneggiati televisivi: quello del 1975 con Ugo Pagliai e Janet Agren e il remake del 2007 con Luca Argentero e Vittoria Puccini. Teatro del delitto è Carini, paese a 30 chilometri da Palermo dove il 4 dicembre 1563 – secondo la ricostruzione ufficiale – la baronessa Laura Lanza, sposata con Vincenzo La Grua, ve n n e t rovat a a l e t t o co n l’amante Ludovico Vernagallo e assassinata dal padre nella stanza del castello. Un delitto d’onore confessato dall’assassino in una lettera al re di Spagna conservata nella Chiesa Madre. «Ma non torna niente di questa ricostruzione – dice Carmelo Dublo, grafologo e perito del tribunale che guida la ricerca – perché per raggiungere Carini da Palermo ci volevano a cavallo almeno 6 ore e quindi Cesare Lanza non avrebbe potuto sorprendere nessuno. Inoltre, Vernagallo era un amico di famiglia con cui Laura giocava già da bambina, e la sua presenza al castello era consueta. L’impressione è che Lanza, uomo straordinario, giureconsulto, si sia sacrificato per coprire il vero autore del delitto». Per la legge del tempo al padre dell’adultera era consentito uccidere la figlia e l’amante, se colti sul fatto. Al marito, invece, solo il diritto di uccidere il rivale, ma non la moglie. Primo obiettivo, trovare la tomba di lei. Le ricerche sono partite nel 2010, per mano degli investigatori dell’Icaa (International crime analysis association), nella chiesa madre di Carini, dove la tradizione vuole che esista la cripta della famiglia La Grua, poi chiusa e mai più individuata. «Le ricerche – dice Dublo – sono arrivate a risultati poco chiari, certo è che secondo la tradizione il sarcofago della baronessa fu collocato a lungo nella cappella accanto all’altare e poi portato nella cripta. Ma noi ci siamo convinti che sia una falsa pista». Una convinzione maturata alla luce delle “lettere di discolpa” inviate da Cesare Lanza al re di Spagna, ora custodite all’Archivio di Stato della Casa reale di Madrid. E ancora attraverso le carte custodite a Carini, «alcune certamente contraffatte». Poi l’indagine si è spostata nelle tante cappelle delle due famiglie, alla ricerca delle tombe. Tutto porta al sarcofago anonimo della fanciulla dormiente nella cripta della chiesa di San Mamiliano (cripta tornata alla luce alla fine degli Anni 90) posto proprio sotto a quello del nonno Blasco Lanza, «segno di una profonda familiarità tra i due defunti». Per avere la certezza, bisogna ora passare ai prelievi nella tomba, più volte profanata e depredata tra l’Ottocento e il Novecento. «Sono sepolta in una tomba dove ci sono tanti cani, dov’è il malefico», avrebbe detto lo spirito della nobildonna ai ghostbuster. Che fossero i ladri quei cani malefici?

Fonte: http://www.lamescolanza.com/baronessa-di-carini-il-mistero-dellomicidio-svelato-dopo-500-anni/



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