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Master

Master in Neurosociologia
(Specializzazione)

su licenza del


riconosciuto da

Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti
unica associazione professionale delle categorie criminologi e criminalisti
iscritta nell'Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico
Legge 14 gennaio 2013, n. 4

La Neurosociologia
I primi ricercatori a coniare il termine neurosociologia furono il neurofisiologo e neurochirurgo Joseph E. Bogen, famoso per i primi interventi di split brain che hanno permesso a Roger W. Sperry di studiare le funzioni cognitive dei due emisferi cerebrali, e il sociologo Warren D. TenHouten. Essi, nel 1972, studiarono le differenze nello sviluppo dei due emisferi del cervello in popolazioni appartenenti a società e culture diverse, individuando significative variazioni nell'utilizzo di un emisfero rispetto all’altro. L'anno seguente, TenHouten, che è considerato il padre e il primo divulgatore del paradigma neurosociologico, iniziò a documentare le differenze nell'uso degli emisferi cerebrali tra i bambini aborigeni ed euroaustraliani, dimostrando come la cultura e l'ambiente possono influenzare le strutture cerebrali, la percezione e l'interazione sociale.

«Nella mia carriera di sociologo mi sono interessato per la prima volta alla neurosociologia intorno al 1987, quando uno studente mi ha prestato il libro di Michael Cazzaniga "Il cervello sociale". Se il cervello umano era davvero sociale, ho pensato che i sociologi e i loro studenti avrebbero dovuto essere i primi a conoscerlo e non gli ultimi».
Così David D. Franks, professore emerito di sociologia presso il Dipartimento di Sociologia della Virginia Commonwealth University, iniziò a fare le prime considerazioni sull’utilità delle neuroscienze sociali in campo sociologico da una parte e dall’altra sul contributo che la sociologia, in quanto studio scientifico della società, poteva fornire alla ricerca e allo sviluppo delle neuroscienze. A Franks va il merito di aver finalmente creato un ponte tra la sociologia e le neuroscienze grazie ad una serie di pubblicazioni culminate nella sua ultima opera "Handbook of Neurosociology" (Franks, D., Turner, J., 2013).
Giacomo Rizzolatti, uno dei più grandi neuroscienziati del nostro tempo, a cui va il merito di aver fatto una delle maggiori scoperte sul cervello di tutti i tempi, i neuroni specchio, nel corso di un’intervista ha dichiarato: «..in generale, non ci siamo occupati molto delle applicazioni pratiche della scoperta dei neuroni specchio. Dovrebbero essere i sociologi a puntare su quest'aspetto per migliorare l'empatia» (Repubblica.it, 2012).

La neurosociologia quale "neuroscienza"
Le scienze che compongono la grande famiglia delle neuroscienze possono essere interdisciplinari e/o multidisciplinari ed alcune di esse si prestano soprattutto ad essere scienze applicate. Le scienze si dicono interdisciplinari quando collaborano in termini di ricerca con altre discipline e multidisciplinari quando affrontano i problemi da diversi punti di osservazione. Le scienze applicate sono definite tali perché, attraverso la ricerca applicata, rendono impiegabili i risultati della ricerca di base (ricerca pura). La neurosociologia, vista quale neuroscienza, ha la caratteristica principale di essere scienza applicata. Infatti, essa studia come impiegare il sapere e i risultati della ricerca della neurobiologia e delle sue branche (ricerca di base) nelle questioni di carattere sociale, al fine di perfezionare teorie microsociologiche ovvero elaborarne di nuove. Il livello “micro” della sociologia è fondato sull’osservazione diretta piuttosto che sull’analisi statistica che caratterizza il livello “macro”. La microsociologia, infatti, studia le interazioni e le relazioni umane su scala ridotta, cioè quelle tipiche dei piccoli gruppi come la famiglia, la coppia, il gruppo dei pari ecc. La neurosociologia, pertanto, può essere considerata brevemente come branca delle neuroscienze che studia le interazioni sociali e la socializzazione in rapporto alle strutture e alle funzioni del sistema nervoso. Da questo studio nascono e si perfezionano metodi e strategie di intervento negli ambiti dell’educazione, del disagio sociale, della devianza, della criminalità, della salutogenesi, dell’integrazione e della cooperazione.

La Specializzazione in Neurosociologia
La specializzazione in neurosociologia consente a tutti i laureati (laurea triennale e/o magistrale) in scienze sociali e umane di conseguire una formazione post-universtaria di alto livello in un nuovissimo campo di studio che indaga i processi di socializzazione, le interazioni e le relazioni sociali, il comportamento di singoli individui e gruppi coniugando gli strumenti e le metodologie della sociologia e della psicologia sociale (a livello micro) con le conoscenze offerte dalla neuroscienza classica (neurobiologia e neurofisiologia).








 
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